Radicazione, questa sconosciuta: parliamone

Cosa si intende per radicazione?

Oggi affronteremo l’argomento in maniera generale.

Tra i diversi tipi di propagazione per parti di pianta quella più diffusa è senza dubbio la talea.

“La talea, per definizione, è una porzione d’organo vegetativo di una pianta, che, distaccata da quest’ultima, opportunamente stimolata e mantenuta in ambiente idoneo, dà origine a nuove radici e prende il nome di barbatella, sviluppando in questo modo una nuova pianta, uguale alla pianta madre.”

Per intenderci dopo aver tagliato un pezzo di ramo di diversi centimetri, aver immerso la sua base in una soluzione ormonale, successivamente piantato in un substrato bagnato e infine posto in una serra di radicazione, otterremo una nuova pianta con le sue radici uguale alla pianta da cui avevamo preso il pezzo di ramo.

Seguita dall’innesto e dalla micro propagazione, la talea risulta oggi il metodo di radicazione più veloce e rilevante, dal punto di vista economico.

Ti do alcuni cenni di carattere generale.

Ogni organo della pianta può dare origine a talee. In base agli organi di provenienza distinguiamo, pertanto, talee di:

• fusto
• foglie
• radici

In base allo stato di maturità dei tessuti della porzione di pianta scelta, ovvero alla sua età, distingueremo le talee in:

• legnose
• semi legnose
• erbacee

Ti faccio alcuni esempi:

• se voglio radicare una talea di Rosa (o altre piante tipo Melograno o Ulivo) utilizzerò una parte di fusto dell’anno precedente, ottenendo pertanto una talea legnosa
• se voglio radicare una talea di Bouganvillea (o altre piante tipo Hibiscus o Gelsomino) utilizzerò una parte di ramo giovane, in crescita, che sia parzialmente lignificato, ottenendo una talea semi legnosa
• se voglio radicare una talea di Lantana (o altre piante tipo Surfinia o Geranio) utilizzerò la parte erbacea, ovvero la parte più verde e tenera della pianta madre, ottenendo, di conseguenza, una talea erbacea

Questo non esclude che una stessa specie si possa riprodurre utilizzando talee legnose, semi legnose e erbacee.

Ora ti svelo un piccolo segreto: per ogni specie esiste un tipo di talea che garantisce risultati generalmente migliori rispetto alle altre.

Mi spiego meglio: anni fa visitando i produttori di bouganvillee siciliani mi è capitato spesso di vedere delle talee (veri e propri pezzi di legno a volte anche del diametro di 2 cm) impiantate in maniera fitta in contenitori riempiti di lava vulcanica.

La percentuale di radicazione di queste talee in genere risulta alta ma le piante, in effetti, hanno radici deboli e attaccate in malo modo al fusto. Spesso durante le varie lavorazioni queste si rompono causando la morte della pianta e provocando un danno economico.

Tradizionalmente molti dicono, poi, che le Bouganvillee si radicano prendendo parti di fusto già maturo, a fine inverno, ottenendo una radicazione abbastanza elevata. In realtà l’apparato radicale che queste talee sviluppano così facendo, risulta essere debole e conferisce alla pianta un ridotto vigore e un precario stato sanitario.

Ti starai chiedendo quale sia il periodo giusto per radicare una talea di Bouganvillea.

Dalla mia esperienza posso dirti che le piante più robuste e sane si ottengono radicando il legno giovane a inizio primavera. La radicazione risulta più veloce e la pianta, specie se radicata in paper-pot, nello specifico Elepot®, può essere impiantata subito. E’ dimostrata, inoltre, una maggiore crescita per tutta la durata della sua vita.

Riepilogando: abbiamo parlato di riproduzione, di talee e tipi di talee.

Ma qual è il meccanismo che genera tutto questo?

Il meccanismo è il “Potenziale rizogeno” ovvero capacità che una pianta ha di sviluppare radici. Questo potenziale varia in relazione a tutta una serie di fattori chimici (come il livello di nutrienti, il contenuto di sostanze ormonali e lo stato in cui i tessuti si trovano nel momento della raccolta della talea).

La presenza di gemme e foglie sulla talea aumenta la percentuale di radicazione, in quanto le stesse foglie e gemme sintetizzano sostanze particolari (gli ormoni ovvero auxine, dal greco “Crescere”) che stimolano la nascita di nuove radici.

A volte gli ormoni, però, possono essere carenti nei tessuti vegetali per cui risulta necessario integrare dall’esterno con trattamenti ormonali specifici. Dalla mia esperienza posso dire che il più attivo è l’acido indolbutirrico, comunemente chiamato IBA. Bisognerà in ogni caso fare attenzione alle dosi somministrate poiché lo stesso IBA potrebbe bloccare la radicazione o addirittura diventare tossico per i tessuti della talea.

Queste sostanze (gli ormoni) sono prodotte dagli apici vegetativi ed è per questo motivo che in genere risulta più facile produrre talee di punta.

Anche lo stato nutrizionale delle piante madri influenza la percentuale di radicazione. Elevati contenuti di azoto deprimono la radicazione e favoriscono lo sviluppo delle gemme mentre, al contrario, elevati contenuti di carboidrati favoriscono la radicazione. Elevati contenuti di zinco, infine, hanno un’influenza fondamentale sulla produzione degli ormoni che favoriscono la radicazione.

Il quadro ormonale e quello fisiologico, inoltre, variano con l’età della pianta, con la stagione e con la posizione del materiale prelevato dalla pianta stessa.

Per quel che riguarda la variazione stagionale si può affermare che la radicazione varia da periodo a periodo e da specie a specie, tenendo presente che in alcune di esse la radicazione nella talea non avviene affatto anche applicando concentrazione di ormoni alta.

Per quelle con basso potenziale rizogeno l’applicazione di ormoni risulta essere l’unico modo per elevarlo ma i risultati non sono mai soddisfacenti.

Affidarsi, quindi, all’epoca di prelievo non è un metodo assicurato di radicazione poiché bisogna tener presente tutti i fattori e non solo uno.

Concludendo: Non affidarti in maniera semplicistica alle nozioni che hai imparato praticamente nel corso degli anni ma controlla assiduamente ogni parametro che ti porterà col tempo alla riuscita ottimale della radicazione per ogni singola specie.

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Dott. Vittorio Capitanio

Creatore del metodo ELEPOT®